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sabato 17 marzo 2012

Open Opportunity Meeting 19-20 Aprile 2012

Non posso fare a meno di pubblicizzare questo evento. Non solo perché ci tengo. Non solo perché lo organizzo. Non solo perché è sul mio territorio. Ma perché da una piccola idea fantasiosa del 2009 è oggi diventato un evento che non avrei pensato diventasse così importante, così interessante e così ricco di presenze importanti! Quando è venuta fuori l'idea di farlo su un'isola ho pensato solo ai limiti (difficoltà organizzative, di raggiungibilità ...). Poi è venuto fuori che l'idea di farlo su un'isola è stata la cosa più stimolante, anche per relatori importanti. E' l'idea di vivere un'esperienza che fa l'appeal del meeting. L'idea creativa del format che abbiamo realizzato sta dando risultati di interesse. Era un sogno, ora è una realtà possibile... ed è esattamente il tema del meeting...
E' proprio vero che se ti diverti e ci metti passione riesci a fare tutto! Ora bisogna portare a casa il risultato, i prerequisiti ci sono tutti. Basta accelerare nell'ultimo mese e arrivare a raggiungere l'obiettivo! Non scrivo altro sull'evento. Ho scritto di tutto su www.openopportunity.it

venerdì 23 gennaio 2009

La mia rassegna stampa on line

Su Speciale Attrezzature di Punto Vendita di Distribuzione Moderna, un mio piccolo parere ritagliato e incastrato fra gli altri;)

http://www.distribuzionemoderna.info/detail_speciali_sommario2.php?id_sezione=30&id_dtl=102&id=13&titolo_dtl=Casse%20self-service:%20ecco%20il%20futuro

lunedì 18 febbraio 2008

Organizzare gli eventi: dalla teoria alla pratica

Per colpa (o per fortuna!) del lavoro, mi ritrovo a scrivere poco di frequente sul blog. Ma quando si comunica è bene comunicare qualcosa di interessante, quindi riproviamoci. Recentemente mi sono trovata ad organizzare un meeting aziendale, il mio primo vero grande evento sulle spalle, e come mio solito pur di trovare un qualche spunto in più, ho comprato questo libro di Mauro Pecchenino
Immagine di Organizzare gli eventi
Ottimi consigli e molto pratici, ma niente a che vedere con una vera e propria esperienza! Organizzare, invitare, scrivere, coordinare, ricevere 100 persone, tra colleghi, sponsor, personale di servizio e clienti ... si può prevedere tutto, si può scedulare, ma quando l'ansia sale, il tempo stringe, gli errori capitano e riesci ad avere consapevolezza di ciò che manca solo quando non c'è più tempo e bisogna inventarsi una soluzione. La soddisfazione, se le cose vanno bene (e lo sono andate) è comunque grandissima. Come ogni esperienza, una volta vissuta, ci si arricchisce, si valuta, si archivia e consolida e si prova a migliorare ... visto che poi si hanno anche delle belle schede di valutazione!
Dalla teoria alla pratica: lo spunto pù importante che ho trovato in questo libro è stato trovare uno slogan per il proprio evento, che faccia da filo conduttore e che lasci un ricordo dell'evento. Non ci avrei pensato: è stato il mezzo migliore per trasmettere l'obiettivo della comunicazione dell'intero meeting! Ed è stato un ricordo che i clienti si sono portati volentieri a casa, anche fisicamente visto che costituiva un gadget!
Quindi, non c'è nulla di scontato in nessuna teoria, non c'è niente che si possa dire "già ne so abbastanza": ogni innovazione, anche la più piccola e insignificante, la si trova sempre da uno spunto altrui, da una prospettiva diversa di un mondo che abbiamo già di fronte.

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto davanti agli occhi (io dico l'universo) - Galileo Galilei

lunedì 8 ottobre 2007

L’innovazione nel mercato Retail

Spunti dal Summit Marketing & Retail - Il sole 24 ore – 4 ottobre 2007

Questi sono i punti che ritengo principali e che sono stati sottolineati più volte durante il summit, traendo spunto dagli interventi più interessanti : di Federico Lalatta Costerbosa di Boston Consulting Group, Sandro Castaldo Dir. Area Marketing Sda Bocconi e Giuseppe Vergani di IBM Italia.

L’innovazione nel mercato retail significa innovazione continua di :
• prodotto
• format di vendita
• processi di gestione
• ma e soprattutto di “relazione con il cliente”.
Ci sono tre nuovi profili principali di consumatore che vanno soddisfatti:
1) l’anziano che pretende risparmio nei consumi alimentari e non;
2) la donna single 30-40 enne, professionista impegnata, che necessita di tempo per se stessa, e lo pretende sia nelle modalità di acquisto che di consumo;
3) La famiglia immigrata, composta da 3-5 componenti, il cui reddito sta crescendo e i cui consumi e pretese si avvicinano alla famiglia media italiana di qualche anno fa. Questo target è strategico per rivolgervi servizi finanziari di profilo più amichevole come quello che può essere dato dal retailer.
Come nel resto dei mercati, l’evoluzione sociale ha trasformato i bisogni del consumatore:
• Non necessita più di comprare per sopravvivere, ma di consumare per nutrirsi, curarsi, relazionarsi, fare esperienze. Non ha più un alta propensione per la spesa nei consumi alimentari, ma rivolge buona parte del proprio reddito alla spesa per servizi di comunicazione, per la cura di sé e per la casa.
• Necessita di più tempo per se stesso, sia nelle modalità di acquisto che di consumo.
• Diventa Prosumer : ha le capacità per produrre da solo, interagire, modificare i prodotti e servizi che gli vengono proposti;
• Quando è coinvolto può diventare il maggiore sostenitore di un azienda o il peggiore nemico.
Il retailer deve capire come interagire con lui: qui sta la capacità di innovare e quindi di competere.


Come la tecnologia può essere utile al retailer per focalizzarsi su questo nuovo scenario?
1) per comprendere meglio i consumatori per misurare i loro comportamenti di consumo, acquisto, esperienza nel PV, e la sua sensibilità al prezzo;
2) per trasformare in esperienza l’intero processo di acquisto offerto in multicanalità (dal portale web al PV) per informare, assistere, emozionare, velocizzare;
3) per ottimizzare i processi di supply chain, migliorare quindi i costi di gestione, riportando il risparmio al cliente e migliorando l’informazione sulla filiera e sul prodotto;
4) per migliorare le performance delle risorse umane e dell’organizzazione, migliorando quindi il coordinamento dell’informazione finale al cliente (la business tv come strumento di e-learning);
5) per trasformare il punto vendita in un sistema integrato di servizi.

Gli atti del convegno saranno disponibili dal 10 ottobre su: www.formazione.ilsole24ore.com/attimarketingretail

martedì 11 settembre 2007

Perchè il marketing fa fatica a comunicare se stesso

In affari e finanza di ieri, Giampaolo Fabris fa una severa riflessione sulla considerazione del marketing nell'opinione pubblica e nelle aziende, prendendo spunto dalle dichiarazioni dell'onorevole Cesa in merito alla fondazione del nuovo partito di Berlusconi.
Con le affermazioni : " è solo marketing", "è tutta una montatura pubblicitaria"... si associa a questa disciplina un termine totalmente negativo come a definire questa attività come inutilmente fuorviante rispetto alla realtà, e tutta una categoria di professionisti, quali fomentatori di fumo negli occhi.
Ora, spezziamo una lancia a favore di questa considerazione, dicendo che l'immagine costruita del nostro "onorevole" Berlusconi, non ha certo giovato alla categoria... visto che la maggior parte di chi non conosce l'argomento associa il marketing a Berlusconi già da una ventennio...
ma con questo post, vorrei superare le considerazioni politiche, percommentare invece le conclusioni di Fabris. Fabris individua una necessità e propone di rifondare i principi della disciplina che " non può più ..."

Il marketing soffre di tre ordini di problemi:

1) una bassa reputazione sociale, figlia di una sostaniale non conoscenza, e di uno storico consolidato. Eppure, la finanza non è certo trattata e considerata alla stessa maniera, ma, come qualsiasi strumento, se utilizzata male, fa molti più danni del marketing;

2) il mktg è vissuto come un costo ancora da molte aziende: una attività che non produce ricchezza. questo considerazione è immediatamente smentibile: si pensi quanto la reputazione aziendale sia basata sul corretto coordinamento di tutte le attività di marketing , comunicazione e pubbliche relazioni; e quanto la vendita dei prodotti e servizi sia basata su un corretto marketing mix;

3) gli effetti e risultati della comunicazione e delle attività di marketing non sono valutabili e misurabili. Qui sopraggiungono a difendere l'attività molti strumenti. Quelli di analisi e interviste che si possono attuare al fine della misurazione del raggiungimento degli obiettivi del piano marketing (naturalmente vanno prima esplicitati), e a tal proposito segnalo il libro
Valutare i risultati della comunicazione di S. Romenti;


C'è uno strumento più importante però che nell'analisi di Fabris non viene individuato e che invece non può essere sottovalutato: il web!

Non solo il web ha trasformato considerevolmente il marketing, ma la possibilità di misurarne i risultati - tutti verificabili oggettivamente - e sta naturalmente modificando anche la sua reputazione. Come ? attraverso il social network, attraverso l'informazione, la conoscenza proveniente dal basso, dove ognuno di noi è in grado di giudicare l'attività di una azienda e dei suoi prodotti.
Uno strumento tanto potente, in grado di decretare successi da operazioni innovative a basso costo, quanto decretare clamorosi insuccessi di faraonici investimenti aziendali.

Bene, il web sarà la leva più efficace per migliorare e disciplinare spontaneamente la reputazione stessa del marketing.

Quindi, il marketing è già oltre... mktg 2.0



giovedì 9 agosto 2007

Business Coaching e Marketing di se stessi

investire su se stessi
Segnalo questo libro di Karen Otazo - sperling&kupfer Editori 2006 - che mi è capitato casualmente fra le mani in una calma e tranquilla serata domenicale in quel di Parma. Un libro che quando hai sulle mani dici: "si lo so... non mi serve", e poi quando lo vai a scoprire trovi mille piccoli accorgimenti che, se "pensati", possono produrre migliori risultati, nella vita professionale e personale. Quindi uno strumento da tenere sempre in bella vista, e da riaprire e rileggere in varie fasi della propria vita lavorativa.
La Otazo, vera maestra del Business coaching, scrive brevi pagine-saggio -"le nude verità"- sul comportamento in azienda, sulla collaborazione con i propri capi e i colleghi, su come fare un buon marketing di se stessi, su come affrontare un nuovo lavoro. Una piccola pillola raccolta :
"la cosa migliore che possiate fare per pianificare la vostra carriera è passare del tempo a conoscervi..."
... aggiungo io: la conoscenza è la base di ogni miglioramento, se è di e per se stessi, è il migliore investimento.