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giovedì 10 aprile 2014
domenica 2 dicembre 2012
domenica 7 agosto 2011
domenica 5 aprile 2009
Al Festival del Giornalismo
Che bella Perugia quando è ricca di fermento! Di humus culturale! Come vorrei che fosse più spesso così! Non solo quando c'è Umbria Jazz! E' un appello...
Ho vissuto due giorni del Festival del Giornalismo, ho seguito i due convegni di sabato: il primo sul rapporto con le aziende e il giornalismo, il successivo con i redattori e il direttore di Nòva Luca De Biase. Ho notato la notevole differenza di linguaggi e atteggiamenti. Dal primo, il cui si dibatteva del giornalismo dei media classici, ne è uscita una sorta di pessimismo e un senso d'impossibilità di cambiamento: degli autori e dei loro contenuti, ingessati dagli editori e dalle piattaforme, una crisi stagnante impossibile da mutare. Ho notato poi, al contrario, nel secondo convegno, l'estrema libertà di essere, dire, fare e pensare al futuro del gionalismo sul web: degli autori, degli editori, delle piattaforme in continuo mutamento. La riflessione è il senso di questo blog: benvengano i cambiamenti. anche se significheranno la fine del giornale di carta.
La critica più feroce al web è che dà la possibilità agli stupidi di dire e scrivere qualsiasi cosa: ma non sono obbligato a leggerlo, nè a pagarlo! Pagare invece per Il Corriere dell'Umbria che oggi titolava in prima pagina "Esorcismo per figlio Gay - la mamma dice: Pene dell'inferno per mio figlio", non solo fa vergognare i giornalisti, ma indigna anche il lettore!
Sembrava una battuta di Vittorio Zucconi; cosa ne avrebbe detto nel suo un intervento di ieri sera? col suo fantastico sarcasmo sugli italiani, sui giornalisti, sul senso comune... La riflessione che voglio condividere è quella proveniente dalla sua grande conclusione: sull'essere un buon giornalista, (valido per qualsiasi altro mestiere). Si può essere bravi giornalisti, non quando ci si è compiaciuti di quanto si è fatto, ma quando si crede che ciò che è stato fatto si poteva far meglio. E' lo spirito del rinnovamento continuo... della curiosità, della crescita continua...
Un grazie agli organizzatori che hanno permesso questo grande evento e quest'incontri!
Ho vissuto due giorni del Festival del Giornalismo, ho seguito i due convegni di sabato: il primo sul rapporto con le aziende e il giornalismo, il successivo con i redattori e il direttore di Nòva Luca De Biase. Ho notato la notevole differenza di linguaggi e atteggiamenti. Dal primo, il cui si dibatteva del giornalismo dei media classici, ne è uscita una sorta di pessimismo e un senso d'impossibilità di cambiamento: degli autori e dei loro contenuti, ingessati dagli editori e dalle piattaforme, una crisi stagnante impossibile da mutare. Ho notato poi, al contrario, nel secondo convegno, l'estrema libertà di essere, dire, fare e pensare al futuro del gionalismo sul web: degli autori, degli editori, delle piattaforme in continuo mutamento. La riflessione è il senso di questo blog: benvengano i cambiamenti. anche se significheranno la fine del giornale di carta.
La critica più feroce al web è che dà la possibilità agli stupidi di dire e scrivere qualsiasi cosa: ma non sono obbligato a leggerlo, nè a pagarlo! Pagare invece per Il Corriere dell'Umbria che oggi titolava in prima pagina "Esorcismo per figlio Gay - la mamma dice: Pene dell'inferno per mio figlio", non solo fa vergognare i giornalisti, ma indigna anche il lettore!
Sembrava una battuta di Vittorio Zucconi; cosa ne avrebbe detto nel suo un intervento di ieri sera? col suo fantastico sarcasmo sugli italiani, sui giornalisti, sul senso comune... La riflessione che voglio condividere è quella proveniente dalla sua grande conclusione: sull'essere un buon giornalista, (valido per qualsiasi altro mestiere). Si può essere bravi giornalisti, non quando ci si è compiaciuti di quanto si è fatto, ma quando si crede che ciò che è stato fatto si poteva far meglio. E' lo spirito del rinnovamento continuo... della curiosità, della crescita continua...
Un grazie agli organizzatori che hanno permesso questo grande evento e quest'incontri!
venerdì 23 gennaio 2009
La mia rassegna stampa on line
Su Speciale Attrezzature di Punto Vendita di Distribuzione Moderna, un mio piccolo parere ritagliato e incastrato fra gli altri;)
http://www.distribuzionemoderna.info/detail_speciali_sommario2.php?id_sezione=30&id_dtl=102&id=13&titolo_dtl=Casse%20self-service:%20ecco%20il%20futuro
http://www.distribuzionemoderna.info/detail_speciali_sommario2.php?id_sezione=30&id_dtl=102&id=13&titolo_dtl=Casse%20self-service:%20ecco%20il%20futuro
lunedì 14 gennaio 2008
martedì 11 settembre 2007
Perchè il marketing fa fatica a comunicare se stesso
In affari e finanza di ieri, Giampaolo Fabris fa una severa riflessione sulla considerazione del marketing nell'opinione pubblica e nelle aziende, prendendo spunto dalle dichiarazioni dell'onorevole Cesa in merito alla fondazione del nuovo partito di Berlusconi.
Con le affermazioni : " è solo marketing", "è tutta una montatura pubblicitaria"... si associa a questa disciplina un termine totalmente negativo come a definire questa attività come inutilmente fuorviante rispetto alla realtà, e tutta una categoria di professionisti, quali fomentatori di fumo negli occhi.
Ora, spezziamo una lancia a favore di questa considerazione, dicendo che l'immagine costruita del nostro "onorevole" Berlusconi, non ha certo giovato alla categoria... visto che la maggior parte di chi non conosce l'argomento associa il marketing a Berlusconi già da una ventennio...
ma con questo post, vorrei superare le considerazioni politiche, percommentare invece le conclusioni di Fabris. Fabris individua una necessità e propone di rifondare i principi della disciplina che " non può più ..."
Il marketing soffre di tre ordini di problemi:
1) una bassa reputazione sociale, figlia di una sostaniale non conoscenza, e di uno storico consolidato. Eppure, la finanza non è certo trattata e considerata alla stessa maniera, ma, come qualsiasi strumento, se utilizzata male, fa molti più danni del marketing;
2) il mktg è vissuto come un costo ancora da molte aziende: una attività che non produce ricchezza. questo considerazione è immediatamente smentibile: si pensi quanto la reputazione aziendale sia basata sul corretto coordinamento di tutte le attività di marketing , comunicazione e pubbliche relazioni; e quanto la vendita dei prodotti e servizi sia basata su un corretto marketing mix;
3) gli effetti e risultati della comunicazione e delle attività di marketing non sono valutabili e misurabili. Qui sopraggiungono a difendere l'attività molti strumenti. Quelli di analisi e interviste che si possono attuare al fine della misurazione del raggiungimento degli obiettivi del piano marketing (naturalmente vanno prima esplicitati), e a tal proposito segnalo il libro
Valutare i risultati della comunicazione di S. Romenti;
C'è uno strumento più importante però che nell'analisi di Fabris non viene individuato e che invece non può essere sottovalutato: il web!
Non solo il web ha trasformato considerevolmente il marketing, ma la possibilità di misurarne i risultati - tutti verificabili oggettivamente - e sta naturalmente modificando anche la sua reputazione. Come ? attraverso il social network, attraverso l'informazione, la conoscenza proveniente dal basso, dove ognuno di noi è in grado di giudicare l'attività di una azienda e dei suoi prodotti.
Uno strumento tanto potente, in grado di decretare successi da operazioni innovative a basso costo, quanto decretare clamorosi insuccessi di faraonici investimenti aziendali.
Bene, il web sarà la leva più efficace per migliorare e disciplinare spontaneamente la reputazione stessa del marketing.
Quindi, il marketing è già oltre... mktg 2.0
Con le affermazioni : " è solo marketing", "è tutta una montatura pubblicitaria"... si associa a questa disciplina un termine totalmente negativo come a definire questa attività come inutilmente fuorviante rispetto alla realtà, e tutta una categoria di professionisti, quali fomentatori di fumo negli occhi.
Ora, spezziamo una lancia a favore di questa considerazione, dicendo che l'immagine costruita del nostro "onorevole" Berlusconi, non ha certo giovato alla categoria... visto che la maggior parte di chi non conosce l'argomento associa il marketing a Berlusconi già da una ventennio...
ma con questo post, vorrei superare le considerazioni politiche, percommentare invece le conclusioni di Fabris. Fabris individua una necessità e propone di rifondare i principi della disciplina che " non può più ..."
Il marketing soffre di tre ordini di problemi:
1) una bassa reputazione sociale, figlia di una sostaniale non conoscenza, e di uno storico consolidato. Eppure, la finanza non è certo trattata e considerata alla stessa maniera, ma, come qualsiasi strumento, se utilizzata male, fa molti più danni del marketing;
2) il mktg è vissuto come un costo ancora da molte aziende: una attività che non produce ricchezza. questo considerazione è immediatamente smentibile: si pensi quanto la reputazione aziendale sia basata sul corretto coordinamento di tutte le attività di marketing , comunicazione e pubbliche relazioni; e quanto la vendita dei prodotti e servizi sia basata su un corretto marketing mix;
3) gli effetti e risultati della comunicazione e delle attività di marketing non sono valutabili e misurabili. Qui sopraggiungono a difendere l'attività molti strumenti. Quelli di analisi e interviste che si possono attuare al fine della misurazione del raggiungimento degli obiettivi del piano marketing (naturalmente vanno prima esplicitati), e a tal proposito segnalo il libro
Valutare i risultati della comunicazione di S. Romenti;
C'è uno strumento più importante però che nell'analisi di Fabris non viene individuato e che invece non può essere sottovalutato: il web!
Non solo il web ha trasformato considerevolmente il marketing, ma la possibilità di misurarne i risultati - tutti verificabili oggettivamente - e sta naturalmente modificando anche la sua reputazione. Come ? attraverso il social network, attraverso l'informazione, la conoscenza proveniente dal basso, dove ognuno di noi è in grado di giudicare l'attività di una azienda e dei suoi prodotti.
Uno strumento tanto potente, in grado di decretare successi da operazioni innovative a basso costo, quanto decretare clamorosi insuccessi di faraonici investimenti aziendali.
Bene, il web sarà la leva più efficace per migliorare e disciplinare spontaneamente la reputazione stessa del marketing.
Quindi, il marketing è già oltre... mktg 2.0
venerdì 6 luglio 2007
L'innovazione per le piccole medie imprese: la pubblicità on line ha la coda lunga.
Segnalo l'evento http://www.wmtools.com/news/eventi-seo/in-veneto-si-parla-di-web-20-alle-aziende e i successivi interessanti documenti : http://www.webdieci.com/docs/innovazione/85_PMI_trevigiane/86_Convegni_a_Tre/web_2_0_880.asp
L'iniziativa di parlare alle PMI di innovazione e web marketing è lodevole e andrebbe ripetuta su molti ambienti . Pongo ora una riflessione , generata da un articolo del sole 24 ore sui dati di crescita della pubblicità on line (28/06/07) e oltretutto sollevata da Enrico Ladogana in occasione del compleanno del libro di Leonardo Bellini - Fare Business con il Web - e riportata qui http://www.marketingroutes.com/2007/05/12/fare-business-online-piccola-azienda/.
Il web marketing è un'occasione per le PMI e la crescita della pubblicità on line sarà supportata proprio dalle PMI, non dai grandi investimenti di grandi players, ma da tanti e piccoli soggetti economici. Saranno le piccole aziende le protagoniste del mercato virtuale, al pari di ogni "user" del social network. Perchè internet è un canale accessibile, a basso costo, dai risultati totalmente misurabili. Quando succederà ? Presto, se si comincia a diffondere la cultura del web come opportunità di business e non solo come sito-vetrina. Esserci non basta più, anzi a volte "guasta". Ora però quello che mi chiedo è: si può replicare il successo del "social networking" tra "User" e generare un social network tra PMI? Ha senso?
Intanto cominciamo a parlarne tra users... poi alle nostre aziende... e poi ...
L'iniziativa di parlare alle PMI di innovazione e web marketing è lodevole e andrebbe ripetuta su molti ambienti . Pongo ora una riflessione , generata da un articolo del sole 24 ore sui dati di crescita della pubblicità on line (28/06/07) e oltretutto sollevata da Enrico Ladogana in occasione del compleanno del libro di Leonardo Bellini - Fare Business con il Web - e riportata qui http://www.marketingroutes.com/2007/05/12/fare-business-online-piccola-azienda/.
Il web marketing è un'occasione per le PMI e la crescita della pubblicità on line sarà supportata proprio dalle PMI, non dai grandi investimenti di grandi players, ma da tanti e piccoli soggetti economici. Saranno le piccole aziende le protagoniste del mercato virtuale, al pari di ogni "user" del social network. Perchè internet è un canale accessibile, a basso costo, dai risultati totalmente misurabili. Quando succederà ? Presto, se si comincia a diffondere la cultura del web come opportunità di business e non solo come sito-vetrina. Esserci non basta più, anzi a volte "guasta". Ora però quello che mi chiedo è: si può replicare il successo del "social networking" tra "User" e generare un social network tra PMI? Ha senso?
Intanto cominciamo a parlarne tra users... poi alle nostre aziende... e poi ...
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